martedì 23 maggio 2017

Il pensiero crea la realtà o viceversa?

IL PENSIERO CREA LA REALTA’ O VICEVERSA?

Ieri su Facebook ho pubblicato un post che, come mi aspettavo, ha generato diversi commenti e domande. Questo il testo del post:
“Sono un rivoluzionario!
Continuo a leggere che ciò che pensiamo crea la nostra realtà. In realtà è proprio il contrario. La realtà che abbiamo vissuto e continuiamo a vivere crea i nostri pensieri.
Chi ha orecchie per intendere…”
Domanda: E la realtà che viviamo da cosa o chi è creata?
Avendo promesso una risposta, eccomi a spiegare il mio pensiero.
Intanto, come ho già avuto modo di spiegare in diverse occasione, la premessa è che il pensiero da solo non crea nulla. Ciò che condensa le particelle per manifestare la realtà è l’energia delle emozioni. Il pensiero indirizza l’energia verso uno scopo, verso l’obiettivo, ma è l’emozione che ha il potete di far collassare le particelle e creare la realtà.

Detto questo veniamo alla risposta vera e propria. L’essere umano è un mammifero che si è evoluto sul pianeta Terra in milioni di anni. Ciò che noi siamo è una coscienza che per qualche motivo, forse per conoscere il piano della manifestazione fisica,  ha scelto di abbassare la propria frequenza vibrazionale e di entrare nel corpo del mammifero più evoluto: l’essere umano. Noi siamo quella coscienza. Il problema è che per entrare nel corpo umano abbiamo abbassato così tanto la nostra vibrazione che ora facciamo estremamente fatica a rimanere svegli. Il pensiero dei filosofi “chi sono io”, viene proprio da questa coscienza che ha così poca energia per rimanere sveglia e che sente questo stato di indeterminatezza, di sentirci fuori posto, che vorrebbe capire chi siamo e perché siamo qua. Per circa il 95-99% del tempo la nostra coscienza dorme e lasciamo che sia il mammifero che abitiamo a vivere, identificandoci con lui.

È anacronistico parlare ancora di inconscio. Alcuni lo fanno per ignoranza, altri per pigrizia mentale, altri ancora nascondono la verità solo per mantenere quell’alone di mistero che attribuisce loro potere. Ciò che hanno fatto gran parte delle religioni per secoli. In realtà ciò che chiamano inconscio altro non sono che le coscienze del mammifero che abitiamo.
Come la scienza ha dimostrato, questo mammifero umano ha un cervello emozionale (il Sè istintivo) e un cervello razionale (il Sè mentale). Questo mammifero umano pensa e prova emozioni e la nostra vera coscienza, che dorme per il 99% del tempo, si è quasi totalmente identificata con quel mammifero, con quel Sé istintivo e quel Sé mentale. Non è l’inconscio a governarci, ma il mammifero che abitiamo.

Quel mammifero si è formato tutte le sue convinzioni e i suoi modelli di vita sulle esperienze che ha vissuto fin dalla primissima infanzia. Tutti i modelli di pensiero, tutte le reazioni, tutte le emozioni che proviamo, sono il frutto delle esperienze passate. Il mammifero umano, pur avendo una capacità di pensiero molto evoluta, ha una coscienza poco elevata, il suo è un pensiero lineare e vive quasi in automatico (è per questo che molti studiosi paragonano la mente ad un computer). Di conseguenza il pensiero del Sé mentale non è un pensiero libero. Ciò che pensa il Sè mentale dipende dai valori appresi, dagli schemi di pensiero e soprattutto dai contenuti emozionali del Sè istintivo.

Quindi, riassumendo, per il 99% del tempo tutto ciò che pensiamo senza rendercene conto (cioè, ciò che il Sè mentale del mammifero pensa, senza che la nostra coscienza che dorme se ne renda conto) è un pensiero automatico derivato dal passato.

Ed ecco la spiegazione al post di ieri. Non è il pensiero a creare la realtà, ma per il 99% del tempo è la realtà che abbiamo vissuto, soprattutto nell’infanzia, che emozionalmente, o per i suoi schemi più o meno rigidi, genera i pensieri automatici del Sè mentale. Questi pensieri associati alle emozioni del Sè istintivo continuano ad alimentare la nuova realtà che viviamo e che tende a ripetersi.
Solo se ci svegliamo, solo se la nostra coscienza si sveglia, possiamo pensare consapevolmente e richiamare l’energia delle emozioni per creare una nuova realtà.

Mi fa sorridere chi afferma “pensa positivo”. Detto così, significa non aver capito nulla dell’essere umano. Non aver capito che se la coscienza dell’Io non ha la forza per rimanere sveglia (e qua ci ricolleghiamo al precedente articolo del mio blog) è impossibile pensare positivo, perché tra volontà ed emozione vince sempre l’emozione che genera nel Sé mentale i soliti pensieri distruttivi. Ben altre dovrebbero essere le parole di chi afferma di voler aiutare le persone a raggiungere il benessere

martedì 16 maggio 2017

La convinzione di guarire è la miglior cura

LA CONVINZIONE DI GUARIRE È LA MIGLIOR CURA

La convinzione di guarire è la cura più efficace per ristabilirsi da una malattia fisica o mentale, in quanto il pensare e il sentire la guarigione permettono al paziente di risvegliare le forze dell’anima che danno vita al corpo, ispirare idee creative, migliorare l’autostima, rinforzare la convinzione di essere efficaci e funzionali e attirare di conseguenza eventi di supporto che aiuteranno a sentirsi ristabiliti nella piena completezza.

Troppo semplice? No! Se ad esempio c’è bisogno di una guarigione, è bene concentrare i nostri pensieri sulla pianificazione da fare una volta guariti, anziché focalizzare la nostra attenzione sulla situazione problematica della malattia. Immaginando ciò che potremmo fare nel futuro, vicino o lontano che sia, ci permetterà di attirare situazioni che accelereranno la nostra guarigione! Al contrario, se c’è bisogno di guarigione e lasciamo che paura e ansia si impadroniscano di noi, allora al posto della convinzione di guarire subentrerà la convinzione di non farcela, di sentirsi soli, senza aiuto, e tutto ciò ci porterà a pensare in maniera irrazionale, le nostre emozioni entreranno in conflitto e il sistema immunitario ne risentirà a tal punto da non poter agire in maniera efficace.

Quando parlo di convinzione di guarire mi riferisco a quel pensiero focalizzante che non si limita a scaturire dalla testa, ma che racchiude emozione, immaginazione e per l’appunto, convinzione.
Un pensiero che è l’espressione del fatto che tutto l’organismo si trova d’accordo sul risultato da ottenere. Un pensiero di fiducia, o ancora di più, di fede.

È questa la convinzione capace di produrre cambiamenti nella nostra realtà, anche se si tratta di una realtà di malattia. Se il paziente è sicuro che un certo farmaco lo salverà, allora state pur certi che avverrà così, perché la guarigione avviene sulla base della convinzione personale del paziente. In questo caso si parla di effettoplacebo”. Naturalmente c’è anche il rovescio della medaglia, ossia l’effetto “nocebo”. Se focalizziamo la mente sulla guarigione, ma d’altra parte rifiutiamo le cure che ci vengono proposte, oppure non abbiamo fiducia nel medico che ci segue, o ancora, se siamo spaventati dalle sensazioni provenienti dal nostro corpo sofferente, allora inconsciamente sappiamo che non possiamo guarire.

A questo punto è evidente che la differenza la fanno il pensiero, la convinzione e l’emozione che il paziente lega alla cura, più che la cura in sé.
La fede, la fiducia, ossia tutto ciò che stimola l’effetto placebo, condurranno alla guarigione. La paura, la sfiducia e tutto ciò che stimola l’effetto nocebo, condurranno ad un triste epilogo. Non si scappa da questa Legge.

Ho già parlato delle innate capacità di autoguarigione del nostro corpo nell’articolo “Per Vivere In Salute È Necessario Comprendere La Malattia”, ora si tratta solo di appurare come la convinzione di guarire sia la miglior cura possibile. Non c’è trucco o inganno, bisogna essere consapevoli del fatto che ciò su cui concentriamo il nostro pensiero rappresenta la nostra realtà. Qualsiasi sensazione che sperimentiamo nella nostra vita non dipende dagli eventi che ci capitano, ma da ciò su cui ci concentriamo e dal significato che diamo a quel particolare accadimento. Quindi, se la nostra convinzione è stabilizzata sul “negativo”, il risultato sarà una realtà negativa. Ci sono persone che anche quando la loro vita sembra procedere per il meglio, sono tanto abili da focalizzarsi sull’unica cosa che va male, rendendola più grande e grave di quanto in realtà lo sia.
C’è comunque una variabile “esterna” che può favorire la nostra convinzione di guarire, ed è rappresentata dall’atteggiamento del medico. È importante che il medico curante creda nella guarigione del paziente, e creda nella terapia proposta. La sua fiducia, unita a quella del paziente, genera delle vibrazioni sinergiche che potranno condurre alla guarigione. Di conseguenza, un primo passo per riportare la medicina ad una dimensione umana, più olistica, è cambiare il rapporto medico-paziente.

Il corpo umano non è una macchina assemblata in vari pezzi, e il medico non è un operaio specializzato in quello o quell’altro organo, tanto da fargli perdere il più delle volte la visione d’insieme. Oggi troppo spesso si sente la mancanza del medico di famiglia, quel medico definito generico perché non specialista, ma che aveva la capacità di comunicare positivamente e di interagire con il paziente con umanità, fiducia e convinzione!
I farmaci non sono sempre necessari. La fede nella guarigione lo è sempre.” Norman Cousins

Tragicomico

lunedì 8 maggio 2017

Virus: Intervista al Dr. Lanka

foto tratta dal Video Originale 5LB dell’Intervista di Mark Pfister al Dr. Lanka

Virus: Intervista al Dr. Lanka

Faccio seguito all’Articolo Il Virus del Morbillo Non Esiste per Proporre 2 Importantissimi Video della Formazione 5LB su Gentile Segnalazione di Paola Botta Beltramo.
I 2 Video dell’Intervista Concessa dal Dott. Stefan Lanka a Mark Pfister (con SottoTitoli in Italiano), sono stati Presentati al Convegno Open Day della Scuola di Formazione Professionale 5LB con il tema: “I Fondamenti, la Validità e Limiti della Conoscenza Medico-Scientifica”, dopo la Vittoria dello Stesso Dr. Lanka alla Cassazione Tedesca.
1° Video: VIRUS QUALI? QUI
RIASSUMO E SEMPLIFICO
In questo Video il Dr. Lanka spiega Chiaramente di come da Pasteur in poi, si sia arrivati ai Tempi Attuali ancora con l’Equivoco che a Causare le Malattie fossero i Virus. E questo soprattutto in Esperimenti in Vivo e Non sul Corpo Umano.
Egli Afferma Categoricamente, a seguito di suoi Lunghissimi Studi e Sperimentazioni, che Nessun Virus Produce Malattie negli Uomini, Animali o Piante, semplicemente perchè il VIRUS NON ESISTE come Problema Negativo per il Corpo Umano ma essi sono Piccolissime Componenti di Acido Nucleico Ricoperte di Proteine, Utili alla Sopravvivenze e Rigenerazione dei Batteri Benefici.
Nelle Colture di Laboratorio le Cellule vengono Affamate e Ricevono l’Antibiotico Streptomicina che le fanno Morire ma Non Muoiono perchè Infettate con Saliva di un Malato di Morbillo.
Come al Solito gli Stati Governativi tendono a Proteggere Vecchie Autorità Scientifiche a Danno di Nuovi Ricercatori per tenere Bloccato il Potere (Ndr: Big Pharma).

2° Video: QUALE MODELLO CELLULARE? QUI
RIASSUMO E SEMPLIFICO
Il Dr. S. Lanka cita il Prof. Karl-Heiz Lüttke che afferma come la Virologia Comune si sia Contraddetta varie volte nella sua storia e già nel 1951/2 si era Constatato che tutto ciò che era Considerato Veleno come Tossine ed Enzimi in Realtà erano Particelle del tutto Normali.
La Moderna Concezione di Virus è che queste Particelle di Acido Nucleico Ricoperte da Proteine, Non hanno la Capacità di Attaccare le Nostre Cellule, Moltiplicarsi e Ucciderle.
Il Dr. Lanka fa Eseguire gli Esperimenti di Controllo che il dr. Enders non aveva mai Eseguito contravvenendo alla “Lege Artis” (per quanto Riguarda gli Esperimenti Scientifici), Dimostrando Chiaramente che le Cellule Muoiono perchè Private del Loro Nutrimento e Avvelenate dall’Antibiotico e Non per Infezione.
Il Dr. Lanka cita il Neurologo Prof. Herold Hillmann che dal 1972 afferma, Suffragato da sue Centinaia di Pubblicazioni Scientifiche, che il Modello delle Nostre Cellule così come lo abbiamo Pensato sino ad Oggi Non è Reale e che Non ha quell’Aspetto ma è sempre stato Artefatto!
Solo con Modernissimi Microscopi a Raggi Laser è Possibile Visualizzare le Cellule nella loro Interezza. Oggi dobbiamo Cambiare modo di pensare: Tutto parte dal Tessuto e Non dalle Cellule!
Tutto di cui abbiamo Bisogno, il Nostro Corpo lo Produce e basta. Non Parte sempre Tutto dalle Cellule.
Il dr. Lanka cita il Prof. Hamer secondo cui le Malattie hanno Origine sempre da Shock Emotivi che creano Stress Cronici che si Collocano in Specifiche Zone del Cervello (DHS – Dirk Hamer Syndrom o i Focolai di Hamer).
Ad ogni Specifica Zona del Cervello Corrisponde Una ed Una Sola Malattia..
Da questa Intervista Risulta quindi molto Differente il Sistema di Cura delle Malattie. Non più a Livello Sintomatico (ma questo si sapeva) ma a Livello Neurologico, quindi anche a Livello di Benessere Fisico e Mentale derivante Sicuramente da un Sano e Innocente Stile di Vita che Non Preveda Morte, Sgozzamenti e Digestioni Pesanti e Difficili.
Riflettiamo .. e Aggiorniamoci.
Paolo Cavacece

lunedì 24 aprile 2017

L’attività cognitiva è influenzata dalla flora batterica intestinale.

L’attività cognitiva è influenzata dalla flora batterica intestinale.

L’attività cognitiva è influenzata dalla flora batterica intestinale alterata da diete ricche di zuccheri o di grassi
Grassi e dolci danneggiano la flora batterica intestinale e, di conseguenza, è danneggiata la funzione cognitiva.

L’attività cognitiva è influenzata negativamente dalle diete ricche di grassi e/o di zuccheri, che alternano la flora batterica intestinale. Uno studio condotto presso l’Università dello Stato dell’Oregon indica che sia le diete ricche di zucchero che quelle ricche di grassi, rispetto a una dieta normale, causano mutazioni nella flora batterica intestinale che sembrano connesse con una perdita significativa di “flessibilità cognitiva”, vale a dire della capacità di adattarsi al cambiamento di situazioni. 
Le più dannose sembrano essere le diete ad alto contenuto di zucchero, che danneggiano anche l’apprendimento giovanile per compromissione della memoria, sia a breve che a lungo termine.

La ricerca è stata condotta in Laboratorio sui topi che vennero nutriti in modo diverso e poi sottoposti a una serie di test, come quello del labirinto acquatico, per monitorare i cambiamenti delle loro funzioni mentali e fisiche, e associati all’impatto su vari tipi di batteri. Le scoperte sono state pubblicate nella rivista Neuroscience.

Kathy Magnusson, professore presso l’OSU College of Veterinary Medicine and e ricercatore principale del Linus Pauling Institute, ha detto: “è sempre più chiaro che i batteri che vivono nel nostro intestino, o microbiota, possono comunicare con il cervello umano. I batteri possono rilasciare delle sostanze che agiscono come neurotrasmettitori, stimolare i nervi sensoriali o il sistema immunitario e influenzare un’ampia gamma di di funzioni biologiche. Non siamo certi di quali messaggi vengono inviati, ma stiamo rintracciando i percorsi e gli effetti.”
I topi si stanno rivelando assai utili come modello per studi rilevanti per gli umani – ha detto Magnusson – su temi come l’invecchiamento, l’obesità, la memoria spaziale e altro ancora.

Nella presente ricerca, dopo solo quattro settimane di dieta ricca di grassi o di zuccheri, la performance dei topi in vari test su funzioni fisiche o mentali incominciò a decadere, rispetto agli animali a dieta normale. Il cambiamento più significativo si è avuto in quella che i ricercatori chiamano “flessibilità cognitiva”.
Magnusson ha commentato così: “il decadimento della flessibilità cognitive in questo studio è stato forte.” Questo vuol dire che di fronte a un problema inatteso – anche piccolo – non si è in grado di trovare soluzioni efficaci a risolverlo.

Questo studio è stato condotto su animali giovani – ha detto Magnusson, i quali normalmente hanno un sistema biologico più integro e perciò più capace di resistere alle influenze patologiche del loro microbiota. Se ne può dedurre che i risultati dello studio sarebbero stati ancora più severi se lo studio fosse stato condotto su una popolazione anziana.
 

Quella che viene indicata come “dieta occidentale”, ricca di grassi e zuccheri semplici è stata messa in relazione con una varietà di malattie croniche negli Stati Uniti, includenti l’obesità sempre più diffusa e un’aumentata incidenza di malattia di Alzheimer. (Science daily, June 22, 2015)